Una giornata particolare – Il fascismo nel ''privato'' - Black Mària
lunedì, ottobre 23, 2017
Black Mària

Una giornata particolare – Il fascismo nel ”privato”

Sinossi.

6 maggio 1938: immagini di repertorio celebrano lo storico incontro romano tra il Führer del popolo tedesco e il Duce di quello italiano. La voce roboante e perentoria del radiocronista Guido Notari, con il frasario solenne e marziale tipico dell’epoca fascista, commenta l’arrivo di Hitler e di tutto il suo Stato maggiore, il quale viene accolto da Mussolini e da Vittorio Emanuele III alla stazione Ostiense. Si annuncia all’indomani una parata nella capitale alla quale nessun romano vorrà mancare.

Dopo il preludio le inquadrature si spostano nel cortile di un caseggiato; un piano sequenza mostra con una lenta carrellata alcune finestre, l’inquadratura penetra all’interno di una di queste, dove una donna sbriga le faccende di casa mattutine. Pian piano la numerosa famiglia si sveglia e si prepara, con eccitazione, alla storica parata che avverrà di lì a poco. La donna resta nell’appartamento per sbrigare le faccende di casa. Nella palazzina ormai deserta si accorge della presenza di un dirimpettaio, a cui chiede aiuto per la cattura dell’uccello domestico scappato dalla finestra. Gabriele, ex annunciatore dell’EIAR, che fino ad un attimo prima stava meditando il suicidio corre in aiuto della donna ed improvvisamente sollevato inizia a scherzare, accenna passi di rumba e le offre in dono un romanzo (I tre moschettieri).

Una radio accesa in cortile scandisce le fasi della parata in onore di Hitler. Nonostante la portiera del palazzo metta in guardia Antonietta definendo Gabriele come un pericoloso sovversivo e depravato, quest’ultima si sente attratta dal fascino discreto del distinto dirimpettaio. Dopo essersi spostati sul terrazzo per raccogliere il bucato di Antonietta, Gabriele l’abbraccia scherzosamente: Antonietta prima si indigna per quello che crede un tentativo di seduzione, ma quando Gabriele gli confessa la sua omosessualità (la quale rappresenta il vero motivo dell’allontanamento dall’EIAR) gli dà uno schiaffo. Dispiaciuta per l’accaduto Antonietta ritorna nell’appartamento di Gabriele: i due si confidano sulle proprie infelicità e sui rispettivi problemi esistenziali. Le due solitudini si uniscono in un rapporto sessuale dolce e delicato, mentre la voce di Hitler proveniente dalla radio procede marziale nel suo discorso.

La giornata volge al termine, i due si separano mentre tutti fanno ritorno dall’adunata. Dopo cena Antonietta inizia a leggere il libro regalatole da Gabriele, il quale, dopo aver preparato la valigia, viene prelevato da due uomini incaricati di accompagnarlo in Sardegna, dove è costretto al confino.

Recensione.

L’operazione compiuta da Ettore Scola in Una giornata particolare risulta esemplare tanto dal punto di vista tecnico-stilistico quanto da quello contenutistico e tematico e rappresenta, forse, la più alta vetta artistica del regista nato a Trevico. Come in altre sue opere precedenti e successive (La più bella serata della mia vita, La famiglia, La cena), Scola gioca con la dialettica spazio-temporale, proponendo una storia che si consuma in una giornata e nello spazio ristretto di un caseggiato. La perfetta coincidenza di unità di tempo e unità di spazio, così come il limitatissimo numero di personaggi agenti, conferisce alla pellicola una solidità strutturale assolutamente priva di fronzoli, tesa completamente ad una finissima e partecipata rappresentazione psicologica dei due protagonisti, del rapporto con le idee dell’epoca sul ruolo delle donne e degli omosessuali e della loro spinta inarrestabile verso la dignità e il desiderio di vivere.È anche, però, un viaggio nella mentalità dell’epoca, nelle strutture di potere e in quelle di controllo sociale e linguistico (basti pensare all’italianizzazione delle parole straniere e all’obbligo del voi al posto del lei), nell’invadenza del fascismo nella sfera intima e privata dei protagonisti, costretti nel dolore in un ruolo imposto dal regime.

In questo potente dramma psicologico l’aspetto politico, sebbene sia centrale come nella maggior parte dei film di Scola, appare più sfumato e trattato in maniera più sottile: l’oppressione politica di una dittatura che penetra nell’intimità e nella sfera personale e sessuale degli individui.

Il progetto iniziale di Una giornata particolare prevedeva una vicenda ambientata nella contemporaneità: una donna resta a casa di domenica, mentre tutto il resto della famiglia va allo stadio. Successivamente, Scola, Maccari e Costanzo decisero di ambientare la storia durante il fascismo, al fine di rendere più emblematico lo sguardo sulla condizione della donna in un’epoca in cui la gerarchia dei sessi era una convinzione inopinabile e la vita di un omosessuale poteva svolgersi solo al confino.

Scola, come sempre, finalizza ogni movimento di macchina e ogni scelta di stile alla caratterizzazione dei personaggi e all’arricchimento del racconto. Il memorabile piano sequenza iniziale, posto dopo le immagini di repertorio, ha quindi una precisa ragione espressiva: il pedinamento psicologico della donna nei suoi gesti mattutini e casalinghi, la presentazione della sua vita familiare che, fin dall’inizio, appare come svilente. Il marito prima la rimprovera per averlo svegliato presto, poi si inalbera perchè avrebbe dovuto svegliarlo prima; i figli più grandi si rivolgono alla madre con scarso affetto; si delinea fin da subito una situazione di insofferenza, di travaglio e di disagio, in cui Antonietta è costretta a restare poiché quello è il suo ruolo: moglie e madre, servitrice della patria attraverso l’abnegazione per il marito e la famiglia.

Come altre figure della filmografia scoliana, basti pensare al trio maschile di C’eravamo tanto amati, anche qui una singola figura particolare diventa rappresentativa dell’intera categoria femminile dell’epoca: relegate alla cucina e alla procreazione, fasciste per ignoranza e per convenzione, sostenitrici consapevoli della millantata superiorità maschile, escluse da qualsiasi percorso decisionale e di autodeterminazione. Costretta a subire gli ineludibili ordini del marito, Antonietta è imprigionata in una casa dove l’unico essere disposta ad ascoltarla è un uccello domestico. È forse questo il primo aspetto di Gabriele a colpirla: ha bisogno di parlare, vuole parlare e vorrebbe farlo con lei, dandole una considerazione che fino ad allora le era sconosciuta. Gabriele è complementare e speculare rispetto ad Antonietta, ha un’estrazione sociale e un bagaglio culturale completamente diverso, ma condivide con lei lo stesso sentimento di disagio, lo stesso senso di solitudine e di inadeguatezza. Sa di non essere né marito, né padre né soldato, ovvero tutto quel che si chiede ad un uomo sotto il fascismo. La risposta di Gabriele alla sua situazione è altalenante e mutevole, rabbiosa quando scaraventa le carte a terra, isterica nella risata e nella ricerca di qualcuno con cui parlare, dolce quando scopre che qualcuno riesce ad accettarlo per quel che è.

Entrambi sono esclusi dalla Storia, lei è confinata nelle mura domestiche e lui è costretto all’esilio. Ancora una volta c’è il rapporto tra grande Storia e storie private, con le seconde costrette a soccombere, a ritirarsi nell’ombra e nell’insignificanza. L’incontro di due solitudini disperate che man mano si dispiegano e si svelano reciprocamente, affinità elettive che casualmente si ritrovano donando all’altro ciò che il mondo ha negato: comprensione per lui, considerazione per lei, affetto e rispetto per entrambi. Il rapporto d’amore, così, diventa momento di pura liberazione, diventa scoperta di se stessi, scoperta di ciò di cui sono stati privati, solidarietà umana tra due solitudini diverse e simili allo stesso tempo. È un momento di infinita dolcezza, i corpi si sfiorano, lui è irrigidito e lei amorevole, il contrasto con la dura voce di Hitler rende il loro atto una forma di resistenza sentimentale e politica.

Il nuovo orizzonte scorto da Antonietta, però, è già terminato: Gabriele viene confinato in Sardegna e il marito ritorna con la sua consueta prepotenza, tutto ciò che le rimane, l’unica eredità di Gabriele, è quel libro di Dumas (presente anche in C’eravamo tanto amati) e il ricordo di quella giornata particolare, ma la sua vita tornerà ad essere come prima. La sfera personale e domestica dei protagonisti è annichilita dall’ideologia fascista, da quella virilità onnipotente e opprimente che per costituzione non può tollerare il diverso, l’altro, ma può solo annullarlo, escluderlo e confinarlo in un lontano altrove. Una giornata particolare è forse la prova attoriale più intensa di Sophia Loren e Marcello Mastroianni, di sicuro rappresenta quella più complessa, poiché i due ruoli sono in totale controtendenza con l’immaginario classico dei personaggi interpretati nel passato. La Loren non è la donna esuberante e un po’ eccessiva, prorompente emblema di seduzione, ma diventa una donna malvestita e imbruttita, fragile, consapevole e sofferente della propria ignoranza, che si affligge non perchè il marito l’ha tradita, ma perchè l’ha fatto con una maestra, una donna istruita che invia lettere che lei non è mai stata capace di scrivere. Insieme a Gabriele scopre un altro mondo, fatto di tenerezza e confidenze, risate e lacrime. Anche Mastroianni è lontano anni luce dal ruolo che spesso gli è stato assegnato, quello del latin lover, e interpreta per la prima volta un omosessuale. Lo fa con grande delicatezza e nessun macchiettismo: la sua omosessualità è discreta, appena accennata, rilevabile sottilmente nel modo di camminare e nel modo di parlare.

A fare da contrappunto allo svolgimento delle intime vicende dei due protagonisti è la voce invasiva che proviene dalla radio, talmente forte da diventare a suo modo un personaggio: solenne, marziale, maschia fino a diventare grottesca. Tutto ciò che fuoriesce dall’altoparlante è la summa ideologica di ciò che ha portato i protagonisti al disagio che, fin dall’inizio, percepiamo nelle loro vite; eppure, Antonietta e Gabriele quasi non ci fanno caso, continuano a scoprire se stessi e la vita attraverso l’altro, ignorando per qualche ora il mondo di pregiudizi che li circonda e li opprime.

Regia e fotografia (diretta da Pasqualino De Santis) lavorano in perfetta sintonia, realizzando una messa in scena visivamente ineccepibile. Il lavoro di sottrazione sui colori sbiaditi e opachi rende perfettamente il grigiore di quella giornata particolare, preludio alla tragedia bellica che da lì a poco si sarebbe consumata. Numerose sono le inquadrature che ritraggono i personaggi di spalle, utilizzate soprattutto nelle sequenze successive allo schiaffo in terrazza: Antonietta torna a bussare alla porta di Gabriele e quando lui apre lei è di spalle, pentita per quel gesto compiuto quasi come riflesso incondizionato; seguono altre inquadrature, prima e dopo la scena di sesso, in cui i due si confidano senza guardarsi negli occhi, con Antonietta o Gabriele a dare le spalle all’altro. È sicuramente un segno di pudore, poiché confessare ciò che si prova nel proprio intimo non è mai semplice, ma dare le spalle significa anche avere un’immensa fiducia nell’altro, nella sua sensibilità e nella sua capacità di comprensione, rendersi vulnerabili senza la paura che l’altro ne approfitti.

Una giornata particolare è un film dalla imponente densità emozionale, capace di portare lo spettatore all’interno dell’intimità psicologica dei personaggi, a partecipare alle loro sofferenze e alle loro pulsioni, ma lo fa con estrema delicatezza, senza urla, con piccoli gesti garbati come un braccio che gira la manovella del caffè, le dita che formano un boccolo o che nascondono le calze sporche. E tutto ciò resta un tenero e indimenticabile segreto tra Antonietta, Gabriele e lo spettatore… e l’odiosa portiera.

 

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About The Author

Nato nel 1990 in mezzo al nulla lucano durante un giorno di fine estate. Vivo a Napoli. Totò mi fa ridere (sempre), le imprese epiche del ciclismo mi commuovono, il piccolo Patsy che dice al giovane Noodles prima di morire ''Sono inciampato'' mi fa piangere.