The Handmaiden - Hitchcock secondo Park Chan-wook - Black Mària
lunedì, giugno 26, 2017
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The Handmaiden – Hitchcock secondo Park Chan-wook

“Le donne amano giocare con il fato”

Un nuovo thriller psicologico per il regista coreano più apprezzato degli ultimi anni: Mr. Park Chan-wook. Con The Handmaiden (아가씨) viene fuori tutto l’amore del regista asiatico per il cinema europeo, soprattutto quello di Alfred Hitchcock. Questa pellicola, infatti, riporta subito alla mente il film Vertigo del regista inglese, con i suoi doppi (anzi tripli) giochi all’interno di una trama che vede come protagoniste due donne (Hideko, interpretata dalla bravissima Min-hee Kim e Sook-Hee, interpretata da Tae-ri Kim) che insieme riusciranno a liberarsi dell’oppressione degli uomini.

Una storia d’amore, come ha affermato lo stesso Park Chan-wook al termine della proiezione, tra due ragazze nel Giappone del 1930, uno schiaffo morale a quel mondo largamente maschilista (quello giapponese), in cui la figura femminile è ridotta a schiava (anche sessuale) dall’uomo.

Molto forte e continuo è il contrasto tra Giappone e Corea, espresso in particolar modo a livello linguistico: gli attori e i loro personaggi parlano sia il coreano (lingua madre della maggior parte di loro, sia nella realtà che nel film), sia il giapponese (considerata lingua nobile). Questa dicotomia tra le due lingue, però, risalta soprattutto nel momento in cui il coreano viene usato nei dialoghi “puri”, il giapponese al contrario è utilizzato da quei gentiluomini che odono, dalla bella Hideko, quelle storie erotiche narrate nei preziosissimi libri del bibliofilo zio della protagonista, rendendo la lingua un qualcosa di “sporco” e “impuro”, perchè associata alla sessualità e all’erotismo.

La letteratura è la spina dorsale del film: l’immensa biblioteca dello zio Kouzuki (interpretato da un immenso Jin-woong Jo) è un luogo di pace, in cui si può imparare a leggere e scrivere, ma anche pauroso, in cui lo zio della povera Hideko spadroneggia, la punisce con metodi a dir poco crudeli quando sbaglia. Diventa anche un luogo di perdizione in cui Hideko è costretta a leggere e a mimare delle storie erotiche per accontentare lo zio e i suoi ospiti. Letteratura, quindi, che nella pellicola diventa croce e delizia dei personaggi, ma comunque tema portante: “Penso che la gente non abbia ancor ben compreso il potere della letteratura. Quando ho letto il libro ‘Ladra’ sono stato quasi folgorato dall’ispirazione. Leggere per me è una parte fondamentale della vita, tutti dovrebbero farlo…e sempre” ha dichiarato Park Chan-wook.

Fondamento di The Handmaiden è anche l’erotismo: i personaggi posseggono una tale carica erotica da riuscire ad esternare tratti del loro carattere che altrimenti sarebbero rimasti nascosti e la volontà nell’ambientare una storia simile nella Corea degli anni ’30 sotto l’occupazione Giapponese, è una scelta che esalta a pieno la carica erotica del film.

Da Lady Vendetta, passando per Stoker ed arrivando a The Handmaiden, il linguaggio filmico di Park Chan-wook è molto improntato al femminismo: donne protagoniste, donne che vincono sugli uomini, donne vendicative, tutti i tipi di donne sono state raccontate dal cineasta coreano. Una tendenza che anche lui ha giustamente affermato di aver assunto negli ultimi anni: “Tutti noi abbiamo un lato femminile ed uno maschile, ultimamente sto venendo a patti con il primo. Sono un convinto femminista” ha affermato in sala, dopo il film.

Una prova di regia brillante e spiazzante; da segnalare, probabilmente per la prima volta nella storia del cinema, una ripresa in soggettiva dalla vagina di una delle due protagoniste durante una scena di sesso. Un qualcosa di scioccante per chi guarda, ma una mossa da maestro a livello tecnico. The Handmaiden incanta e sorprende, forse l’era di Old Boy è finita e con un Park Chan-wook così in forma possiamo aspettarci di tutto, in ogni caso Cannes è ormai una seconda casa per lui (ennesima candidatura con questo film) e ne vedremo ancora delle belle, sicuramente.

Per concludere ecco una piccola galleria con le foto del regista presente alla quindicesima edizione del Korea Film Festival a Firenze:

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About The Author

Nasco da un’idea di Patrizia Tempone e Giovanni Trifoglio che in una notte afosa di Agosto hanno dato sfogo alla loro passione. Sin da piccolo mostro i caratteri del genio (incompreso), ma soprattutto viene già fuori una passione smisurata per il cinema. Cresco a suon di film e videogiochi, lasciando poco spazio allo studio…anzi pochissimo. Vado avanti per grazia divina e arrivo ai nostri giorni con tante idee ma pochi realizzazioni, fino ad ora…fino a Black Mària.