Moulin Rouge! – Spettacolo spettacolare - Black Mària
lunedì, ottobre 23, 2017
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Moulin Rouge! – Spettacolo spettacolare

Era il 2001, quando nelle sale italiane uscì quello che sarebbe poi diventato uno dei capisaldi del musical contemporaneo: Moulin Rouge!

Colorato, vivace, kitsch. La mano è quella inconfondibile del regista australiano Baz Luhrmann, divenuto famoso a livello internazionale nel 1996, grazie a Romeo + Giulietta di William Shakespeare, interpretazione moderna della nota tragedia.

Moulin Rouge!  è una storia che parla “di un tempo, di un luogo, di persone” ma che, soprattutto, “parla d’amore”.

Nel 1899, il giovane scrittore Christian (un memorabile Ewan McGregor) approda a Parigi, con l’obiettivo di prendere parte alla rivoluzione bohémienne. L’artista rimane subito affascinato dalla Ville Lumiére. Una città luminosa, sì, ma non tanto quanto Satine, stella del Moulin Rouge e aspirante attrice, interpretata da una Nicole Kidman incantevole, eterea e sensuale allo stesso tempo. I due giovani si innamorano, ma come nelle più classiche delle tragedie, dovranno fare i conti con un destino avverso.

Nonostante la trama apparentemente semplice, Luhrmann riesce a fare di questo film un gioiello; tutto è perfetto, dalla fotografia (l’uso dei colori, infatti, è sapientemente utilizzato in relazione all’atmosfera che si percepisce; nella prima parte predomina il rosso, nella seconda il nero) ai costumi (trecento meravigliosi abiti, con ottanta persone dedicate esclusivamente al guardaroba), fino ad arrivare alla colonna sonora estremamente moderna: da David Bowie a Patti LaBelle, dai T-Rex a Elton John, in un medley  strepitoso, magistralmente reinterpretato dal cast.

La musica è sicuramente uno dei punti di forza del film; non dimentichiamoci che è un musical, e come tale, è necessario che le canzoni siano dotate di forza narrativa tanto quanto la parte attoriale.

Necessità che risulta evidente se si pensa al genere musical e al perché della sua nascita. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, negli Stati Uniti, il commento musicale serviva a venire incontro alle difficoltà linguistiche degli immigrati. Tuttavia, la nascita del genere ha radici ancora più antiche: basti pensare al vaudeville di stampo francese, all’operetta, all’opera buffa napoletana e all’opéra comique, risalenti addirittura al XVIII secolo.

Un altro aspetto interessante riguardo al genere, risiede nel fatto che, spesso, nei musical la trama è incentrata sull’allestimento di uno spettacolo, una sorta di metateatro dove l’arte mette in scena l’arte (si noti il famosissimo A Chorus Line).

Anche in questo caso, Moulin Rouge!  soddisfa i requisiti: i protagonisti, infatti, si impegnano a mettere in scena una sfarzosa rappresentazione, uno Spettacolo Spettacolare in grado di trasformare il più noto locale notturno di Parigi in un maestoso teatro.

In un musical, ogni aspetto è naturalmente più “opulento” rispetto ad altri generi cinematografici; il regista di Sydney, invece, non contento, esaspera maggiormente il tutto, a partire dalla tecnica di regia: cambio di inquadrature a livello frenetico, così com’è frenetico il passaggio da una canzone all’altra all’interno di un medley. Nella scena del can can, ad esempio, lo spettatore si perde letteralmente in un mare di gonne a balze, visi truccati, lustrini, corpetti, cappelli a cilindro; la musica è martellante, la scena cambia ad una velocità quasi delirante.

Musica ed immagini eseguono quindi una sorta di danza, rincorrendosi a ritmo convulso e lasciando allo spettatore poco respiro, se non in alcune scene, dove lo scorrere del tempo sembra arrestarsi, e l’intensità cresce (sempre citando la scena del can can , l’apparizione dell’argentea Satine, quasi fosse una creatura ultraterrena).

Uno spettacolo pirotecnico, quello che ci offre Luhrmann. Non a caso, il film inizia e si conclude con un sipario, con tanto di direttore d’orchestra, come se quello che stessimo vedendo fosse un’opera teatrale. L’impostazione ricorda molto il balletto Petruška di Fokine, dove lo spettacolo e il dietro le quinte si fondono: lo spettatore non capisce più cosa sia l’uno o cosa sia l’altro.

Un caos organizzato dunque, che valse al regista anche una nomination agli Academy Awards (meglio conosciuti come Premi Oscar) come Miglior Film.

Nonostante l’enfasi col quale ogni aspetto del film viene proposto, storia d’amore compresa (in alcuni momenti letteralmente “teatrale”) , la vicenda dei due innamorati tocca il cuore ed emoziona, strappando sempre qualche lacrima. L’abbondanza, molto spesso, stanca, ma non qui. La colorata vivacità della prima parte meraviglia, incanta, trascina chi guarda in un vortice di follia; il secondo,intensissimo atto, risulta talmente opposto al primo da lasciare spaesato lo spettatore, come se esso si trovasse su una giostra che improvvisamente si spegne, senza gradualità e senza nessun preavviso. Mentre il film si incupisce, ancora riecheggiano i fantasmi dell’allegro can can, della luna canora, dell’esilarante siparietto dei protagonisti all’interno dell’Elefante.

Proprio come a teatro, giungiamo alla fine del film col batticuore, quasi vorremmo alzarci per applaudire gli attori, ricordandoci solo dopo di essere stati magistralmente ingannati.

 

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About The Author

Sono Elisa e sono su questa terra da ben 20 anni. Non credo di dovervi dire altro. La mia scrittura parla per me, c'è un pezzetto del mio essere in ogni parola che leggerete. Vi basti solo sapere che credo nell'arte, la reputo la parte più autentica dell'uomo. Voglio divulgare l'arte, e cercarne all'interno la vita.