John Wick Capitolo 2 - Dall'Italia con furore - Black Mària
lunedì, ottobre 23, 2017
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John Wick Capitolo 2 – Dall’Italia con furore

Tre anni fa, il successo di John Wick colse di sorpresa tutti e fra i primi proprio i suoi due registi Chad Stahelski e Daniel Leitch.

Per loro, quel film tutto sommato piccolo altro non doveva essere che uno showcase delle loro abilità di stunt coordinator: il lavoro effettuato su oltre 70 film in prima persona, tra i quali alcuni dei più grandi successi dell’ultimo decennio quali 300, Iron Man 2 e The Expendabels gli aveva permesso di farsi conoscere ad Hollywood, stringere amicizia con Keanu Reeves, con il quale più volte avevano collaborato, ed ottenere i pochi capitali necessari a dar vita a quel piccolo noir dove ogni singola sequenza action era coreografata al millimetro.

Il plauso non era neanche ricercato, prova ne è il fatto che trama e sceneggiatura erano puramente di servizio.

Tre anni e 130 milioni di incasso worldwide dopo, il solo Stahelski decide di dare un seguito alla storia del killer con la passione per le Mustang ed i cani, ambientandolo in Italia ed alzando il tiro, ma senza avere lo stesso mordente.

Sistemata la mafia russa nel primo atto, recuperata l’adorata Mustang (e ridotta ad un rottame nel mentre), John Wick si vede affidare la classica “ultima missione” da un rampante boss della camorra con il volto di Scamarcio, che ovviamente non andrà come previsto.

John Wick, si sa, non sa resistere al richiamo della vendetta, ed è nuovamente pioggia di proiettili.

La regola d’oro dei sequel vuole che tutto deve essere più grande; e John Wick- Capitolo 2 la segue alla lettera: più sparatorie con più morti e più violenza; più nemici da abbattere, con Common e Ruby Rose a fare da braccio armato e Scamarcio da boss, purtroppo privo del carisma necessario per renderlo una nemesi davvero credibile.

Il mondo degli assassini viene rivelato un po’ di più e stilizzato all’inverosimile: ogni comparsa è un potenziale avversario, mentre il network che li unisce sembra uscito da una visione gillamiana d’antan.

Lo stesso protagonista è ancora più stilizzato ed estremizzato, divenuto praticamente un Terminator in abiti eleganti.

E le coreografie sono ancora più plastiche.

Ma alla lunga il gioco non regge: manca fantasia nelle situazioni, colpa di una storia talmente pretestuosa da divenire evanescente; non ci si emoziona a vedere il protagonista sanguinare, né a vederlo interagire con personaggi usati solo come mezzo per farlo muovere da un punto all’altro (tant’è che persino il cameo di Franco Nero è pura presenza).

Il tutto scorre su schermo freddo, inerte, senza riuscire a suscitare una vera reazione da parte di chi osserva.

E spiace davvero, perché la buona volontà nel restituire un action dall’impostazione credibile c’è tutta, così come l’impegno del cast. Ma alla lunga non bastano a salvare uno spettacolo puramente estetico, freddo fin nel midollo.

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About The Author

Lucano di origine, formatosi a Firenze e laureato alla Scuola Nazionale di Cinema Indipendente; cinefilo incallito, divora tutto: da Kubrick alla Troma.