Four Rooms – il grottesco Tim Roth e il citazionismo di Tarantino & Co. - Black Mària
lunedì, agosto 21, 2017
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Four Rooms – il grottesco Tim Roth e il citazionismo di Tarantino & Co.

Consiglio: in caso il prossimo capodanno foste a corto di idee sulla location dei vostri smodati festeggiamenti, vi consigliamo caldamente il Mon Signor Hotel di Los Angeles. In questo luogo infatti potreste assistere alla commedia umana nel suo costante divenire: streghe che mirano a riportare alla vita una Dea, marito e moglie che giocano a tradimento e follia, bambini lasciati dai genitori a giocare fra droghe e cadaveri e infine, se sarete fortunati, potrete assistere alla scommessa fra star del cinema ubriache di Crystal.

Tutto ciò accade a Ted (Tim Roth), nel film collettivo Four Rooms voluto dal maniaco della settima arte Quentin Tarantino che, dopo il successo di Pulp Fiction, vuole realizzare un film a episodi che sia una dichiarazione di amore verso la Nouvelle Vague, chiedendo la collaborazione di amici ed ex compagni di studi del Sundance Institute di Robert Redford.

Richard Linklater abbandona il progetto prima che inizi la produzione (in caso contrario ora scriveremmo di Five Rooms) e Tim Roth prende il posto che doveva essere di Steve Buscemi, il quale rinuncia poiché già alle prese con il ruolo di fattorino nel film dei fratelli Coen: Barton Fink – è successo ad Hollywood.

Tutta l’opera è un climax narrativo dovuto al susseguirsi delle vicende vissute dal protagonista che si fanno via via più impegnative e incontrollate; esse conducono il grottesco Ted attraverso diversi stati emotivi, dall’eccitazione allo stupore, dall’ira alla paura.

Suite luna di miele – “Strano Intruglio”

Nel primo episodio, scritto e diretto da Allison Anders, il neo-fattorino Ted, nonostante le regole impartitegli dal predecessore, si lascia sedurre da un’avvenente ragazza appartenente ad una congrega di streghe alle quali serve il suo sperma per annullare l’incantesimo che tiene prigioniera da quarant’anni la loro dea Diana.

Stanza 404 – “L’uomo sbagliato”

Nel secondo episodio (di Alexandre Rockwell) a Ted viene comandato di portare del ghiaccio ad un party, ma – indirizzato alla stanza sbagliata – si ritrova intrappolato con una bizzarra coppia che abitualmente saluta il nuovo anno inscenando una tragica situazione, dove il marito finge di essere un gelosissimo psicopatico sicuro di essere stato tradito dalla moglie. Il malcapitato Ted viene accusato di essere l’amante di Angela e dovrà trovare il modo di affrontare il marito furioso ed armato di pistola.

Stanza 309 – “I maleducati”

Nel terzo episodio, scritto e diretto da Robert Rodriguez, a Ted viene chiesto di tenere a bada i figli di un ricco uomo messicano (Antonio Banderas), che ha deciso di andare con la moglie alla serata danzante di capodanno. Per controllare i bambini, a Ted vengono pagati 500 dollari dal padre, che avverte i figli di non fare i maleducati e di guardare la tv.  Ted dovrà tenere a bada i due scalmanati bambini e fare in modo che la situazione non precipiti.

Attico – “L’uomo di Hollywood”

Nel quarto ed ultimo episodio, scritto e diretto da Quentin Tarantino,  Ted è ormai sull’orlo di una crisi di nervi ed è deciso a licenziarsi. Come ultimo incarico deve portare nell’attico dell’albergo un carrello con del ghiaccio,una matassa di spago, una ciambella, un sandwich, tre chiodi, una tavoletta di legno e un’accetta. I destinatari sono tre facoltosi amici, completamente ubriachi: Chester Rush (Quentin Tarantino), Leo (Bruce Willis) e Norman (Paul Calderon). Ted sarà testimone di una particolare scommessa fra i tre. Esso cita una puntata tratta dalla serie televisiva Alfred Hitchcock Presents: “L’uomo del Sud” in onda nel 1960, che si basa su una storia di Roald Dahl.

 

Negli episodi girati da Rodriguez e Tarantino gli elementi comuni delle loro cinematografie sono evidenti, dal feticismo alle sigarette Red Apple, dalla droga ai dialoghi irriverenti.

Attraverso le quattro stanze del sopraccitato Hotel, vivono personaggi opposti tra loro le cui vicende sono veicolate da differenti regie, le cui peculiarità si fondono nel tentativo di dare al film una trama collettiva che il fattorino dovrebbe portare interamente sulle proprie spalle.

L’opera riscosse poco successo e venne molto criticata; a distanza di anni la sensazione che continua a trasmettere è quella di un film non propriamente riuscito nei propri intenti, ma che si presta ad ogni modo a differenti chiavi di lettura, conservando un vigore ironico che lo rende piacevole intrattenimento. Semplice, ma onesto.

 

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About The Author

Mi chiamo Daniele, studio Ingegneria dell'Informazione a Padova e scrivo di cinema... perché la cinematografia è l'arma più forte. Ora ho delle idee sulla realtà, mentre quando ho cominciato avevo delle idee sul cinema. Prima vedevo la realtà attraverso il cinema, e oggi vedo il cinema nella realtà. Jean-Luc Godard.