Florence Korea Film Fest - Una master class con Park Chan-wook - Black Mària
lunedì, agosto 21, 2017
Black Mària

Florence Korea Film Fest – Una master class con Park Chan-wook

In occasione della terza giornata del Florence Korea Film Fest abbiamo avuto l’onore di assistere ad una master class, la prima mai fatta a livello europeo, presieduta dal maestro Park Chan-wook. Il regista coreano ha concesso due ore del suo tempo ad una sala con all’interno più di 400 persone per parlare del suo cinema, delle sue idee, del suo modo di fare dietro la macchina da presa, passando per tutta la sua carriera, donando consigli e tante perle di saggezza. I tratti più importanti del suo discorso sono stati questi:

Come nasce l’idea delle sue sceneggiature?

Dipende da ogni opera, per esempio Old Boy nasce dal manga giapponese di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi. Nel caso di Lady Vendetta, invece, l’idea nasce da una notizia che ho visto al telegiornale un giorno a casa con mia moglie: una donna incinta aveva ucciso un bambino ed era finita in prigione, quindi mi sono domandato come fosse possibile che una donna, che stesse aspettando un bambino per di più, ne avesse ucciso un altro. Da qui è nato il film. Per quanto riguarda Thirst ci sono stati due fattori che mi hanno portato a scrivere quella tipologia di film: il primo è sicuramente un fattore religioso, io sono molto credente e sin da bambino quando vedevo il prete bere il vino durante la messa, definendolo “sangue di Cristo”, ho sempre pensato ai vampiri; il secondo fattore è quello che la mia idea era di fare un film su Emile Zolà. Può essere un romanzo, un fumetto, una notizia al telegiornale, tutto può essere materiale utile per trarre ispirazione e scrivere un film; lo sviluppo viene dopo.

Se ci sono delle parti nei libri che nella trasposizione cinematografica potrebbero non funzionare le cancella o le cambia per conservarle?

Solitamente ci sono sempre parti che non mi piacciono nei libri, ma se ritengo che siano adatte comunque al film le inserisco, come potrebbero esserci parti che mi piacciono ma che poi, in realtà, non verrebbero bene all’interno del film e quindi le elimino. La cosa più difficile da trasporre su schermo sono, certamente, le emozioni dei personaggi dei romanzi. Una cosa su cui faccio molta attenzione di solito è l’utilizzo del voice over nei miei film: cerco di usarlo il meno possibile perché non mi piace particolarmente e non è quasi mai una voce narrante, ma parla al personaggio direttamente.

In tutta la sua filmografia l’elemento dominante è quello del mistero. Questo è inevitabile o viene costantemente ricercato?

E’ effettivamente l’elemento più importante dei miei film, però è inevitabile e non ricercato. L’elemento mistero c’è in tutti i miei film, anche in quelli in cui sembra non ci sia. Old Boy, per esempio, è l’emblema della condizione dell’uomo e della vita umana che è misteriosa per natura: Dae-su, proprio come l’essere umano, non sa perché si trova lì, quando uscirà o quando morirà, mentre un uomo che viene incarcerato queste cose le sa, ne è consapevole.

Il vampiro, da alcuni, è associato all’idea di cinema: è sinonimo di vita eterna, come i protagonisti del cinema che resteranno a vita nelle menti degli spettatori; svanisce con la luce; affascina la sua figura. Ecco, in Thirst c’era la volontà di trasmettere anche questo messaggio oppure no?

No, Thirst non è una riflessione voluta sul cinema, ma sulla figura dei vampiri legati alla religiosità. Questo non nel senso cattolico del termine, ma perché il vampiro, come Gesù Cristo, vince la morte e diventa immortale. Poi il vampiro è una figura, anche storicamente parlando, molto legata all’eleganza e al portamento (non a caso Dracula era un conte), ma rimane comunque un mostro alla fine. A differenza degli zombi che non mi hanno mai attratto perché sono unicamente dei mostri, hanno perso completamente il loro lato “umano”.

Secondo lei è importante che un attore muti il suo corpo per recitare? Basta pensare a cosa ha fatto Leonardo DiCaprio in The Revenant. Oppure basta che sappia “parlare”?

Io non scrivo mai le mie sceneggiature pensando a quale attore o attrice interpreterà la parte, ma cerco di basarmi sempre sull’impressione che mi dà l’aspetto fisico dell’attore scelto. Questo non vuol dire che deve essere bello, ma deve essere giusto per la parte che voglio assegnargli. Se l’attore è anche molto ricettivo ai miei suggerimenti e li mette subito in pratica è più facile poterci lavorare. La mutazione del corpo è una parte fondamentale della recitazione, non è solo una questione di parole per me: questo è successo in I’m a Cyborg but that’s OK, in cui l’attrice sembra aver mutato il suo corpo realmente in quello di un automa. Sono convinto anche che un altro modo per esprimere questa mutazione del corpo sia quello degli abiti di scena: mi viene in mente l’ultima scena di Lady Vendetta, quando Geum-Ja riunisce tutti i genitori dei bambini uccisi e li informa che nell’altra stanza c’è il professore responsabile degli omicidi; bene qui la protagonista indossava un giubbotto di pelle abbottonato fino al colo, quell’abito quasi la nascondeva, la rendeva una semplice ascoltatrice della vicende, mentre fino a prima di quella scena tutto ciò che era accaduto era a causa sua.

Qual è l’importanza della fotografia e la scelta dei colori nei suoi film?

Enorme. In ogni mio film, per ogni scena, scelgo il colore che dovrà essere predominante. Lo stile, però, non deve essere solo bello da vedere, ma anche funzionale a ciò che si sta raccontando in quella determinata scena. E’ un modo in cui si esprime il contenuto del film, è indivisibile da esso. Il modo in cui tratto le luci nei miei film è sempre dettato da ciò che penso che la scena richieda.

Il montaggio nei suoi film: ha un ruolo anche lei nelle camere di montaggio? La scena in piano sequenza di Old Boy come nasce?

Nello storyboard so già come sarà il montaggio alla fine, in modo anche esatto se vogliamo. Nel momento in cui si inizia a girare le cose cambiano un po’, è inevitabile, ma mai troppo. Se l’attore recita in modo inaspettato mi può far cambiare idea sul tipo di inquadratura da fare. Per la scena del combattimento di Old Boy in piano sequenza la prima idea era di farla in 60 shot con vari close-up e poi montaggio, però poi ho riflettuto sul fatto che i cattivi con cui combatte Daesu non hanno nessuna importanza ai fini della storia e che quindi non avrei dovuto sprecare singole inquadrature per loro. Quindi pensai alla narrazione fatta sui vasi greci, oppure come un videogioco quando il protagonista va avanti, ammazza i suoi nemici, poi torna indietro e ne ammazza altri, poi prosegue di nuovo, ecc… Così è nata quella scena. La mia unica paura era che Choi Min-sik non ce la facesse fisicamente a sopportare un take del genere, quindi gli feci presente queste perplessità e lui, con tutto l’orgoglio maschile che aveva, mi disse che ce l’avrebbe fatta. In effetti è andata molto bene.

La master class si è conclusa con una grande risata collettiva. E’ stato un onore seguire una lezione di cinema di questo livello, Park Chan-wook è stato molto professionale e la sua saggezza non andrà per nulla sprecata.

Facebooktwitter

About The Author

Nasco da un’idea di Patrizia Tempone e Giovanni Trifoglio che in una notte afosa di Agosto hanno dato sfogo alla loro passione. Sin da piccolo mostro i caratteri del genio (incompreso), ma soprattutto viene già fuori una passione smisurata per il cinema. Cresco a suon di film e videogiochi, lasciando poco spazio allo studio…anzi pochissimo. Vado avanti per grazia divina e arrivo ai nostri giorni con tante idee ma pochi realizzazioni, fino ad ora…fino a Black Mària.