La sposa cadavere - Finchè morte non vi separi... o quasi - Black Mària
venerdì, giugno 23, 2017
Black Mària

La sposa cadavere – Finchè morte non vi separi… o quasi

Amore e morte sono così agli antipodi che la sola presenza ravvicinata di queste due parole rientra a diritto nella figura retorica dell’ossimoro. Sono parole che sanciscono il più grande atto di impegno e fede della nostra vita, quelle pronunciate dal sacerdote nel fatidico “giorno più bello della nostra vita”, quello in cui gli sposi promettono di restare insieme “finché morte non li separi”.

In una dolcissima ambientazione, a metà fra il dark e il gotico, La sposa cadavere, uno dei più belli fra i capolavori d’animazione firmati Tim Burton, porta all’attenzione dello spettatore quanto di spaventoso possa celarsi nella cornice rosea e rassicurante del romanticismo.Emily-wallpaper-emily-the-corpse-bride-21478460-2100-1133

In un piccolo villaggio europeo del XIX secolo, il timido ed emaciato Victor è prossimo alle nozze con la coetanea Victoria, figlia di una nobile famiglia decaduta. I due, seppur uniti da un matrimonio combinato dalle famiglie, si innamorano perdutamente a prima vista, ma durante le prove per il matrimonio il ragazzo è tradito dall’emozione e combina un sacco di guai, tanto da costringere al rinvio della cerimonia. Sconvolto dall’accaduto, Victor si addentra nella vicina foresta deciso a fare delle prove del giuramento da solo: prova le parole da pronunciare e il momento in cui infilerà l’anello nuziale al dito dell’amata, ma è proprio infilando l’anello in un ramo, che in realtà si rivela lo scheletro di una mano, che darà vita a una lunga serie di guai. Da sottoterra emerge infatti il cadavere di Emily, una giovane sposa morta la sera del suo matrimonio e che ora chiede a Victor di rispettare la sua inconsapevole promessa. Giunto nel mondo dei morti però il desiderio del giovane è quello di far ritorno nell’aldiquà per ricongiungersi con la sua amata.

Terzo film in stop-motion di Tim Burton, e primo da lui diretto (di NightmareBefore Christmas e James e la pesca gigante è stato solo ideatore e/o produttore), La sposa cadavere era stato dapprima pensato come un film con attori in carne e ossa. All’ultimo minuto si pensò però di sperimentare una nuova tecnologia, rendendolo la prima produzione d’animazione a essere girata tramite ripresa con camere fisse e in digitale, innovazione che ben si adatta al malinconico e macabro contesto narrativo, ispirato a un’antica storia folkloristica ebrea del XVI secolo (quando era possibile assistere ai cortei dei matrimoni rovinati da antisemiti che arrivavano anche a rapire la sposa, ad ucciderla e a seppellirla con indosso ancora il suo abito nuziale), trasportata per l’occasione all’epoca vittoriana. Ne è venuto fuori quindi un film animato, come il suo predecessore, in un misto di 2D, 3D e passo uno (i pupazzi di plastilina, ottenuti con la tecnica Claymation),  ambientato in atmosfere tetre e al tempo stesso grottesche. Voci e personalità dei protagonisti (nella versione originale) sono quelli di Johnny Depp, Helena Bonham Carter ed Emily Watson, mentre la musica è firmata da Danny Elfman, fido collaboratore di Burton.2005_corpse_bride_035

L’animazione di pupazzi entro scenografie create appositamente nei minimi dettagli richiede un impegno totale: per pochi secondi di girato una troupe può rimanere impegnata più di dieci ore. Il risultato è di quelli che lasciano a bocca aperta, i personaggi, grazie alle continue innovazioni tecniche, sono dotati di meccanismi interni alla testa che permettono agli animatori di modificarne l’espressione del viso.

La sposa cadavere è tetro e coloratissimo allo stesso tempo, un vero spettacolo di meraviglia adatto, come ormai da tradizione burtoniana, per grandi e piccini, perché cadaveri, ossa e vermi vari divertono, più che spaventare. Con il favore delle tenebre, Burton trascina di nuovo la favola nell’oscurità, facendole prendere vita nel perenne contrasto tra colore e buio, manipolato però al contrario perché ad essere scuro e monotono è il mondo dei vivi, quel mondo in cui domina il blue, parola che nella traduzione inglese sta a indicare sentimenti opachi come la tristezza e la malinconia. Un’esplosione di colore si ritrova invece “sottoterra” dove tutto è allegria, luce e sfavillante energia. Lo stesso vale per le musiche, qui non in primo piano come nel musical, ma che comunque aiutano a sottolineare che a volte essere vivi non equivale a brillare per vitalità: la disavventura della povera Emily  è raccontata su note jazz e nonostante le circostanze sembra che fra i morti non si perda mai occasione di fare baldoria.

La storia è accattivante e leggera, comica ed emozionante, accompagnata da una regia scattante che si muove con abilità tra citazioni e omaggi che possono riguardare grandi classici da Cenerentola a Via col vento, senza mai perdere il suo carattere spassoso e grottesco e riuscendo benissimo nell’intento di emozionare. L’epilogo mantiene la promessa mostrandosi all’altezza di quel romanticismo macabro che sorregge la storia, l’ambientazione lugubre non stona ma anzi esalta i grandi sentimenti che si annidano dietro le occhiaie bluastre dei protagonisti, sia che essi abbiano fisicamente un cuore oppure no.


( Se amate Tim Burton e volete essere sempre aggiornati sul suo cinema e per altre succose curiosità, passate dalla pagina facebook Tim Burton Italia )

 

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About The Author

Ciao, io sono Veronica e anche se il web ci permette di essere ovunque e in ogni momento sono nata e vivo da sempre a Roma. Da brava ottimizzatrice delle risorse ho fatto studi che mi permettessero di fare continui sogni di gloria, ma lungi da me invischiarmi in qualcosa di standardizzato o ripetitivo. Dopo la mia laurea in Lingue sono entrata nel fantastico mondo dell'editoria, sono al momento un editor e traduttrice freelance. Nel tempo libero amo scrivere, andare al cinema e portare a spasso la mia pestifera cagnolina Kite. Adoro Tim Burton, gli unicorni e la gente che non si prende troppo sul serio. Tre aggettivi per descrivermi: procrastinatrice, ironica, affidabile. La mia età? Probabilmente quella in cui si comincia a restare un po' vaghi in merito.