Il castello errante di Howl - L'amore, la guerra e la magia di Miyazaki - Black Mària
sabato, giugno 24, 2017
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Il castello errante di Howl – L’amore, la guerra e la magia di Miyazaki

Cosa si può dire dei mondi creati dal maestro Miyazaki se non che sono delle finestre sgargianti che ci immergono completamente in un mondo magico e surreale, proprio come in un sogno.

Con Il castello errante di Howl il regista ci accompagna in un’ambientazione molto diversa da quella della Città incantata (suo precedente lavoro): siamo in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, in un paese rappresentato nella pellicola con diverse influenze occidentali e americane, tra quest’ultime il dettaglio della tipica colazione con uova e bacon. Il film si ispira all’omonimo romanzo americano del 1986 scritto da Diana Wyne Jones e pubblicato in Italia nel 2013.il castello errante di howl

La protagonista del film è Sophie, una ragazza di 18 anni che gestisce il vecchio negozio di cappelli del padre. Dalle prime scene sembra che la sua vita sia bloccata in quel negozio di cappelli e che sia totalmente priva di emozioni forti, ma quando in città arriva il castello mobile del mago Howl tutto improvvisamente per Sophie inizia a cambiare per sempre. Dopo la comparsa di Howl, infatti, Sophie viene coinvolta nella sua vita e nei suoi affari magici, così che un giorno finisce per essere vittima della maledizione della perfida strega delle Lande che la trasforma in una vecchia di 90 anni stanca e affaticata. È allora che la giovane decide di scalare la colline e raggiungere il castello per poter chiedere ad Howl di liberarla della maledizione e tornare con il suo aspetto, arrivando a vivere un’avventura che la forgerà nel carattere.

Nonostante l’ambientazione sia diversa da quella della Città incantata, la trama contiene sempre il filo conduttore della crescita personale dei protagonisti attraverso un viaggio tra mondi, contornato da esseri fantastici. Il castello di Howl è in grado di passare da un’atmosfera all’altra tramite una porta magica e questo consente allo spettatore di godere tanti diversi paesaggi, quelli più crudi della guerra, ma anche quelli più pacifici dei villaggi giapponesi. Il film non perde mai il suo alone di fantasia, ma con abilità, Miyazaki introduce la guerra, cruda e crudele come nella sua versione reale e che denuncia la forza distruttiva del genere umano, la sua ossessione per il dominio che conduce inevitabilmente all’annientamento totale. Lo spettro della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki aleggia nella mente del regista perché è un retaggio culturale a cui è impossibile sottrarsi e che lo spinge a far riflettere in modo che tale orrore non debba mai più essere vissuto da nessuno.

La storia viene raccontata e vissuta dal punto di vista di Sophie, e la cura del personaggio e l’analisi psicologica sono decisamente realizzate alla perfezione; i personaggi secondari sono curati maniacalmente come Calcifer, Rapa lo spaventapasseri anche lui avvolto da una maledizione, lo stesso Howl che emana un alone di mistero intorno a lui impressionante.

Anche qui lo spettatore cresce insieme alla protagonista e prova le emozioni forti di una vita dedicata all’avventura dove niente rimane lo stesso, ma ogni giorno tutto può cambiare e se tutto ciò si affronta con l’animo giusto allora tutto cambierà, e in meglio. In ogni personaggio vive un forte dualismo, Sophie è giovane, ma vecchia, la strega delle Lande è implacabile, ma poi indifesa, il demone del fuoco ha la forza di animare il Castello, ma ha bisogno del minimo tizzone per mantenersi in vita, Howl lo stregone, da una parte fugge dalla guerra e dall’altra lotta per fermarla.

Il film mostra altre situazioni contrastanti: la città, in stile fine ottocentesco, è pulita e ordinata, ma sovrastata dal fumo delle ciminiere, simbolo e portatrici di distruzione. La stessa città si oppone alla natura circostante, nella quale vaga il castello del mago, sulle montagne si trova il “luogo del cuore” di Howl, un posto incontaminato, che lui mostra solo a Sophie, nel quale sembra ritrovare serenità, ma anche quel rifugio verrà minacciato dalla mano dell’uomo.castelloerrantehowl11

Anche quest’opera non è semplicemente un film per bambini. Hayao Miyazaki, considerato a ragione il Maestro dell’animazione giapponese, ci regala una grafica tradizionale impreziosita da una cura maniacale dei dettagli e da un arcobaleno di colori che più completo non si può. La forza visiva è immensa, lascia lo spettatore, anche quello “cresciuto”, a bocca aperta e di certo non è facile comprendere a fondo il senso intrinseco del cartone animato che si gioca le sue carte più forti nel messaggio pacifista e nella sottolineatura dell’importanza delle relazioni interpersonali.

Dal punto di vista tecnico, lasciano incantati gli splendidi paesaggi al limite del vero e la fluidità delle animazioni: il castello che si muove è una gioia per gli occhi, con uso non eccessivo del computer. Le musiche di Joe Hisaishi, ispirate ai valzer, esaltano le scene e completano l’atmosfera europea del film.

Ormai sono passati più di dieci anni dall’uscita nelle sale di questo film che quindi va di diritto annoverato tra i classici: una grande avventura e una romantica storia d’amore.

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Ciao, io sono Veronica e anche se il web ci permette di essere ovunque e in ogni momento sono nata e vivo da sempre a Roma. Da brava ottimizzatrice delle risorse ho fatto studi che mi permettessero di fare continui sogni di gloria, ma lungi da me invischiarmi in qualcosa di standardizzato o ripetitivo. Dopo la mia laurea in Lingue sono entrata nel fantastico mondo dell'editoria, sono al momento un editor e traduttrice freelance. Nel tempo libero amo scrivere, andare al cinema e portare a spasso la mia pestifera cagnolina Kite. Adoro Tim Burton, gli unicorni e la gente che non si prende troppo sul serio. Tre aggettivi per descrivermi: procrastinatrice, ironica, affidabile. La mia età? Probabilmente quella in cui si comincia a restare un po' vaghi in merito.