Hitch... ancora lui sì. - Black Mària
lunedì, agosto 21, 2017
Black Mària

Hitch… ancora lui sì.

“C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione”

Così pensava e solo per questo lo adoro.

Sapete benissimo di chi sto parlando, questo è uno degli aforismi più conosciuti del nostro nonnetto Alfred Hitchcock, storico regista, che come tanti uomini ha avuto dietro di sé l’aiuto e l’influenza di una grande donna, sua moglie  Helen Mirren … ehm scusate, Alma Reville.

Il mio, un errore dovuto alla recente visione del film  HITCHCOCK, dove  Sacha Gervasi (regista), John J. McLaughlin (sceneggiatore) e Stephen Rebello (autore del libro) cercano di raccontare le vicende che hanno portato alla formazione del suo più grande successo: Psycho.

Cosa dire a proposito? Non che prima non si sapesse già, ma la bravura di A. Hopkins si riconferma. Spicca un preciso studio dei movimenti e delle espressioni facciali, dal più insignificante corrugamento di profilo al rumoroso e scocciato sbuffo. Quella del nostro Anthony è un’ immedesimazione totale volta al minimo dettaglio, della postura come della camminata. L’ ombra, ma anche solo le mani, le mani! L’uso di queste, particolare che a me piace da impazzire, è minuzioso. Magistrale e carica di humor la scena dove…

… vi lascio nel dubbio cari miei (quasi)* così da spronarvi/costringervi a guardare il film completo se non avete ancora avuto l’occasione di farlo.

E’ sorprendentemente divertente quanto l’alias dottor Hannibal Lecter riesca ad assomigliare al direttore de La finestra sul cortile, e vi garantisco che in un batter d’occhio ci si abitua a vederci il vero ed unico Hitchcock e non un attore ad impersonarlo.

“Credevo che solo gli assistenti alla regia avessero bisogno di psichiatri, non gli sceneggiatori” dice, ma credo lo sappia perfettamente pure lui che tutti, in quanto esseri umani, ne avremmo bisogno; in fondo, non si tratta che di una figura che ci ascolti e, da fuori, abbia una cognizione più distaccata e chiara dei nostri problemi, un po’ come un amico, se così la si può mettere. Figurarsi poi se, dal canto suo, un soggetto bislacco come un regista ornitologo non ne abbia necessità. Sempre nel film lo si definisce infatti: “(…) grande artista: impossibile vivergli accanto, ma vale la pena provarci”, un personaggio sì stravagante, ma che alla premiére si svela capace di romanticismo; c’è sempre un velo di normalità celata, perfino dietro all’ eclettico genio della suspance, come di pazzia nascosta dentro alla più anonima delle persone. O almeno spero.

Dunque: pellicola ricca di attori celebri, conosciutissimi, che piacciono e che, chi più, chi meno, sfoggiano il loro talento.

Mi verrebbe da comparare, per contrasto s’ intende, Psycho di Gus Van Sant, un misero tentativo di omaggiarne il grande e vero realizzatore. Film del 1998 anch’esso con un cast abbastanza buono ma che dopo aver visto l’originale, riuscirete a fatica a portarne a termine la visione. “Non l’avessi mai fatto!”, mi son detta, poiché, in soldoni, ciò che vi porterete a casa del remake sono i titoli di testa e le musiche (tali e quali all’originale). Peccato, dico io, perché si poteva mantenere praticamente uguale, mutandone i colori, o sistemando quelle “imprecisioni” che all’epoca erano solamente espedienti per inserire un nudo, o atti crudi. Ciò che sembra invece, è uno di quegli assurdi esperimenti che si iniziano quando non si hanno le idee chiare o quando si ha troppa carne al fuoco da non riuscire a portarne a termina una. E discretamente. L’attore protagonista Vince Vaughn cannato in pieno e qui davvero il confronto con il primo Norman Bates è inattuabile. Anthony Perkins insormontabile (che come si narra nel film del 2012 di cui vi ho parlato al principio, avrà ben ragione di cimentarsi nel ruolo).

Rovinare un così grande capolavoro del thriller è un atto insensato.

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Con la possibile convinzione di non essere sicura di nulla, nemmeno delle mie capacità, convivo con la passione per l'arte in tutte le sue espressioni. Ho tanti, forse troppi, interessi, ma la monotonia mi ha sempre dato noia.