Molto forte, incredibilmente vicino - Black Mària
lunedì, febbraio 12, 2018
Black Mària

Come il titolo

Anna Vallicella luglio 27, 2016 Anna's Wall Nessun commento su Come il titolo

Molto forte, incredibilmente vicino.

Molto profondo, incredibilmente commovente; forte di contenuto e vicino al cuore.

Ho avuto un presentimento, perchè quest’ altro non è che una di quelle strane sensazioni che ogni tanto si hanno.
Sentii tanto parlare del libro e poi del film. Il titolo per di più mi ha sempre incuriosito, visto l’uso degli avverbi che a me piace smodatamente. Mi ero ripromessa di aspettare di aver letto il libro prima di avventurarmi nel film, ma il caso ha voluto che in questa triste, grigia e cupa atmosfera di attentati, mi tornasse alla memoria questo titolo e che l’altro ieri ne vivessi la storia, tuffandomi a capofitto nella narrazione.

“Se il sole esplodesse, non ce ne accorgeremmo per otto minuti: il tempo che impiega la luce ad arrivare fino a noi. Per otto minuti, il mondo sarebbe ancora illuminato e sentiremmo ancora caldo.
Era passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei otto minuti con lui stavano per scadere.”

Un bellissimo bambino bizzarro, con una lunga serie di fobie e, ipotizzo, ossessivo compulsivo (considerati il cembalo che fa suonare continuamente e le mani che si porta alle orecchie in varie occasioni), in seguito alla morte del padre, si cimenta in una ricerca cominciata con quest’ultimo. Supererà le sue paure volto ad allungare i suoi minuti di vita con il genitore.

-Preannuncio lacrime a chi incolpato ingiustamente di estrema sensibilità; io ho pianto per buona parte delle due ore.-

Dialoghi forti e parole ragionate, hanno sicuramente influito nel farmi sciogliere. A riguardo: “Ma qual’è la tua storia?”
“My story, is MY story.” Non dirò chi farà questa domanda e nemmeno chi vi risponderà, ma mi sbilancio nel dire d’averla trovata di una intensità struggente, tanto da poterne immaginare la sofferenza.

“E’ facile dirlo per te. -il che in effetti non lo era-“
È al contrario una delle frasi che vi coglierà impreparati, per ridere/sorridere lungo una linea seria, di ricerca costante e organizzata che vagamente potrebbe rimandare a quella della felicità di Muccino.

Incontro piacevole: le battaglie di ossimori (che mi hanno forzata ad interrompere la visione e a provare io stessa sfidando un’altra me); un’ intelligente prova di concentrazione… o una concentrata prova d’intelligenza.

Concorderete che il personaggio di Abby Black (Viola Davis) sia vestito di familiarità fin da subito, e che si percepisca un certo senso di “questo personaggio lo rivedremo più avanti”. Lo stesso vale per la figura dell’altalena la cui scena è allestita con arguta semplicità.

Altre cose che mi sono piaciute molto: i giochi di significato tipici di menti particolari (Sindrome di Asperger?), le figure retoriche (es. “Le tue scarpe pesano più delle mie!”), e le associazioni tra colori ed emozioni, come il rosso del muro, manifesto del dolore interiore esploso.

Forse un’ ovvietà: il nonno, svelato poi con le spallucce.
Parla di una tematica di cui non ci si stanca mai di discutere, quella della strage dell’11 settembre, ma una domanda mi sorge spontanea ogni santa volta, anche guardando Remember Me: possibile che un luogo così importante, acclamato come uno dei più sicuri al mondo, cada in così poco tempo, colpito da un misero aereo? -Aperta e chiusa parentesi poiché questo genererebbe un’ infiammata discussione che non ho le conoscenze di sostenere. Chiedo scusa.-

Cambiando quindi discorso, ma restando sull’immagine del crollo, la sequenza del “Ci sei?” rivolto chiaramente a una persona in particolare e non di un possibile “c’è qualcuno” generico, seguita da un crollo vero e proprio, fisico del protagonista, con nessun, e sottolineo nessun rumore, suono o musica di fondo, è una delle scene più toccanti e scombussolanti della pellicola.

Alla fine l’ eclettico ragazzino si spingerà letteralmente, denotando una grande forza d’animo e, come cristallino fin dai primi minuti, un’ intelligenza inusuale e chiaramente non inter personale. A prova di ciò la riflessione che segue: “Sono molto contento di aver avuto una delusione, che è molto meglio di non aver avuto niente.”

Dal punto di vista tecnico è una pellicola normale, nulla di così impressionante, ma non era necessario.
Ciò che doveva passare è stato trasmesso. Gli attori han comunicato bene e la storia è stata sviluppata in maniera altrettanto convincente.

Un Max von Sydow perfettamente nel personaggio; una Sandra Bullok bella quanto brava che spezzerebbe chiunque, non solo tutte le mamme della terra, con il suo comportamento (e pronunciando: “Sapevo che dovevi dare un senso alle cose e dovevo venire con te”.), un Tom Hanks che, in breve, eleva e valorizza un’idilliaca figura paterna.

Quasi sicuramente il libro sarà migliore, quindi tutto sommato sono contenta di aver visto prima la trasposizione “digitale” così da potermi godere entrambe le versioni.

Dal regista di Billy Elliot e The Reader;

dallo sceneggiatore di Forrest Gump e The Curious Case Of Benjamin Button;

dall’autore di Everything Is Illuminated; 

un bel film, il cui trailer non rende giustizia.

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About The Author

Con la possibile convinzione di non essere sicura di nulla, nemmeno delle mie capacità, convivo con la passione per l'arte in tutte le sue espressioni. Ho tanti, forse troppi, interessi, ma la monotonia mi ha sempre dato noia.